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El principe della niebla

Finito di leggere “Il principe della nebbia”, di Zafòn, autore anche “Dell’ombra del vento”, già mangiato in un sol boccone e molto gustato un pò di tempo fa. Il libro l’ho trovato in giro per casa due giorni fa (difficilmente in casa mia spuntano libri nuovi, se non trafugati dalla libreria di qualche amica o praticamente ordinati come regalo per compleanno o natale). Non male..la trama coinvolge e per quanto mi riguarda, coinvolge abbastanza da portarti a tentare di continuarlo anche alle 3.30 di notte, appena tornata da un sabato sera che era già iniziato con l’abbiocco. Un pò esagerato in alcuni punti nel tentare di sorprendere e descrivere, sorprendente in altri per la capacità di trasportare nelle atmosfere e di farti sobbalzare, come se certi volti fossero in grado si sbucare dalle pagine e sorriderti coi loro ghigni enigmatici. Non mi ha lasciato più di tanto in realtà.

E ora mi sto anche accorgendo di non essere in grado di recensire decentemente un libro o comunque di parlarne e commentarlo in modo coerente o anche solo comprensibile. Saranno stati gli anni di impersonale e metodica analisi del testo cui mi hanno costretto le superiori ecco sisì: è tutta colpa della mia professoressa di lettere.

A breve provvederò comunque a procacciarmi l’ultima uscita di Zafon “Il gioco dell’angelo” mi pare..vedremo vedremo..

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Drrriiiiiiiin..”hola matre!!”..”buongiorno!come va?”..”tutto bene.Ho appena finito di mangiare”..”bene!!ascolta, zio mi ha chiamato e oggi potrebbe passare a prendersi i tavoli per le 4, potresti accompagnarlo nell’altra casa e dargli una mano a tirare su la roba dalla cantina?..ok allora glielo dico..cosa??la lavatrice non ha ancora finito??stalle dietro e stendi, e poi stai dietro alla roba stesa..ci sarebbe anche da coprire le piante..oh!e butta l immondizia ..vero che tu alle 5 esci, allora già che ci sei passa qui da nonna a ritirare la roba che stasera io vorrei andare a farmi una passeggiata quando esco di qui..no aspetta ma..tu oggi non dovevi studiare?”..”si ma a quanto pare ho altro da fare”..”ahah!lavativa!!”..(tutto ciò che ho detto prima della mia ultima battuta è stato tralasciato perchè nell’insieme della conversazione era evidentemente superfluo, almeno per il mio interlocutore..come qualsiasi commento io possa fare a una scena del genere..totalmente superfluo..)..

mappperchè?

La scena si ripete sempre uguale a se stessa: arrivo davanti alla porta cosciente di quanto sta per succedere e la realtà non mi smentisce. L’ultima volta è stato sabato sera, davanti all’entrata di un kabab in via Po, tralasciando l’interrogativo:dove si è mai visto un kabab con le porte scorrevoli, di quelle col sensore?? (Queste poi erano talmente linde e pulite che l’unica cosa che mi ha impedito di sbatterci contro la faccia è stata una linea orizzontale rossa con su il nome del locale), ciò che maggiormente vorrei capire è: perchè le porte non si sono aperte? Perchè quando mi trovo davanti ad un’entrata del genere non riesco mai ad entrare se non dopo due saltelli, un paio di spostamenti laterali a destra e sinistra e un alzata di mano (che di solito faccio verso la strada fingendo di salutare qualcuno, perchè se no non è cosa)? Io pensavo fosse questione di altezza, anzi nel caso specifico, bassezza, ma dalla regia dicono che il sensore è orizzontale, un’altra tesi (sostenuta appunto dal tipo del suddetto kabab) è la selettività sessuale..dovrei travestirmi?

Newhome

Il tutto in realtà si è realizzato in quello che ora mi sembra un lampo: fine ottobre la telefonata di Matre: “Miky, l ho trovata, è lei”, inizio novembre firma del contratto, un paio di settimane ancora e fissiamo la data del trasloco: 27 novembre e ora anche l’ultimo scatolone è stato svuotato e smontato. Tutto il resto è stato tappare buchi in muri che sembravano fette di hemmental, lavare, dare il bianco, impacchettare, mettere a posto, scoprire che c era un armadio ancora pieno di roba da mettere negli scatoloni, provare la strana sensazione di vedere la propria casa smontata e trasportata in due camion neanche grossi, aspettare, rilavare, svuotare gli scatoloni, accorgersi di aver preso male le misure e che quindi la cucina, nel cucinino non ci sta, perciò spostare tutto, poi rispostare, poi rispostare, poi rispostare tutto di nuovo ( in effetti da quando siamo qui i mobili non sono ancora mai stati due giorni nello stesso posto), insomma tutte cose che la mia mente provvederà presto a rimuovere. Ma ne è valsa la pena: ce la siamo scelta, fatta nostra per quanto possibile, invasa di tutto quello che un posto nuovo ti può portare a pensare, desiderare e fare.

Poco più di un anno fa riempivo scatole a caso con la mia roba, con la voce rotta e le palle piene urlavo l’idiozia dell’illusione di poter stare ancora un mese in un posto, che in realtà per me era lontano dal concetto di casa quanto può esserlo un night dal concetto di luogo di fede e me ne scappavo da sola sul mio risciò rosa salmone (prima o poi cercherò come si scrive, per ora mi concedo l’ignoranza). Ora il tutto è tremendamente diverso e il confronto rende quella situazione tanto più patetica, quanto questa più esaltante. 

Ed è la stessa vita, solo in un altro posto..eppure..

Start

..ok ok dovrei studiare ora, visto che negli ultimi dieci giorni mi sono trovata un pò indaffarata o arrampicata su una scala o con la testa in uno scatolone o seduta ad un banco in coma a seguire le lezioni, ma!! se non apro ora il blog non lo apro mai più perciò..ci provo. Spero di essere più costante in questo che in molte altre cose in passato, spero di riuscire a pubblicare tutto quello che negli ultimi giorni mi è passato per la testa (beh non proprio tutto..proprio tutto non si può!!) e che mi ha portato fino a queste righe e spero di trovare compagnia nel viaggio.(in realtà non amo il verbo “sperare” e tanto meno ne abuso, di solito, ma stasera sono per la sostanza e poco per la forma quindi..). Titolo, tema e tutto quello che può essere modificato sono ancora provvisori e provvederò a modificare appena ho tempo e soprattutto appena capisco come si fa. Detto questo, non sono mai stata brava negli incipit, senza contare che ho solo più mezz’ora di connessione disponibile, perciò inizio subito col primo post vero e proprio di questo che vuole essere diario di viaggio, memoria, pungiball virtuale e tutto ciò che potrà diventare.

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